<rss version="2.0"><channel xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><title>News</title><link>https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/rss/news?categoria=grandi+carnivori</link><description>Notizie, storie e interviste per raccontare il movimento cooperativo e per approfondire i temi che coinvolgono il nostro mondo.</description><lastBuildDate>Wed, 15 Apr 2026 12:04:31 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/rss/news" rel="self"><type>application/rss+xml</type></atom:link><item><guid isPermaLink="false">898e2b12-1fd7-467d-ba98-bcb3500818d8</guid><link>https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/news/estate-cresce-l-allarme-degli-allevatori-per-le-aggressioni-di-lupi-ed-orsi-negli-alpeggi-situazione-insostenibile</link><title>Estate 2023: cresce l’allarme degli allevatori per le aggressioni di lupi ed orsi negli alpeggi. Situazione insostenibile</title><description><![CDATA[Gli allevatori trentini esprimono forte preoccupazione - anche alla luce di un rapporto pubblicato recentemente sul tema – per le ripercussioni sul mondo zootecnico. <br />Giacomo Broch: non si può chiedere alla nostra categoria di rinunciare a sé stessa in nome di un animalismo che attribuisce al singolo carnivoro gli stessi diritti di una persona umana e non considera le immani sofferenze degli altri animali al pascolo, vittime di orsi e lupi.]]></description><item d4p1:about="https://scuole.cooperazionetrentina.it/media/b2ofejkc/230713-federallevatori-lupi-2-.jpg" d4p1:resource="https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/news/estate-cresce-l-allarme-degli-allevatori-per-le-aggressioni-di-lupi-ed-orsi-negli-alpeggi-situazione-insostenibile" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>3008</width><height>2000</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Il comparto zootecnico trentino è formato da 41.879 bovini allevati in 1611 allevamenti (di questi, 850 sono stalle professionali con 36mila capi), 34mila pecore e 11mila capre.</p>
<p>Il territorio coltivato è di 110mila ettari, di cui la stragrande maggioranza, 90mila, a pascolo. 375 malghe allevano 24mila capi, e altre 200 sono specializzate 46mila capi di capre e pecore.</p>
<p>Un settore che impiega 2mila addetti e produce 150milioni di litri di latte l’anno, per un valore di 100 milioni di euro. A questi si aggiungono altri 5mila capi da carne per 10milioni di euro di valore di produzione.</p>
<p>Ma il valore reale non è solo economico, bensì quello legato alla cura delle aree montane, alla bellezza del paesaggio, al mantenimento dell’ecosistema alpino.</p>
<p>Nel 2021 sono stati 1259 gli animali domestici colpiti da orso e lupo e 825 nel 2022. Dodici mesi fa sono stati predati 53 bovini, l’equivalente di un allevamento medio trentino. Lo stesso per gli ovicaprini, 426 capi: la dimensione di un gregge che attraversa le nostre valli. Per il 2023 l’andamento sembra essere simile.</p>
<p>Non serve aggiungere altro per capire che la convivenza problematica tra mondo dell’allevamento trentino e grandi carnivori non sembra destinata ad attenuarsi nell’estate in corso.</p>
<p>Per fare il punto della situazione, anche alla luce dei dati contenuti in un rapporto redatto recentemente, la sede della Federazione Provinciale Allevatori, a Trento, ha ospitato una conferenza stampa. Sono intervenuti <strong>Giacomo Broch, Antonello Ferrari</strong> e <strong>Massimo Gentili</strong>, rispettivamente presidente, vicepresidente e direttore della Federazione.</p>
<p>“Non si può chiedere alla nostra categoria di rinunciare a sé stessa in nome di un animalismo che attribuisce al singolo carnivoro gli stessi diritti di una persona umana e non considera le immani sofferenze degli altri animali al pascolo, vittime di orsi e lupi – spiega <strong>Broch</strong> - Parliamo di innocenti, piccoli e adulti di vacca, capra, pecora, asino, cavallo, aggrediti e brutalizzati con ferite laceranti, agonie e sofferenze indescrivibili che lasciano inorridito chiunque abbia una minima conoscenza degli animali e del territorio.</p>
<p>Senza considerare il dolore degli allevatori e delle loro famiglie che con questi animali tessono rapporti che durano generazioni e sono alla base dei valori che motivano queste difficili scelte di vita. E senza dimenticare le pesanti conseguenze economiche, i mancati investimenti, le perdite di produzione nei confronti delle quali i risarcimenti suonano spesso come una vera e propria beffa.”</p>
<p>Per il 2023 non sembrano esserci segnali di miglioramento, anzi. A Malga Boldera,  sui monti Lessini, le predazioni si stanno verificando con una frequenza crescente settimana dopo settimana. In meno di un mese, sono stati predati 13 bovini e 2 asini, nonostante l'installazione di un recinto elettrificato anti-lupo. Un singolo allevatore ha perso 8 animali su 11, liberi al pascolo in un'area considerata come modello per quanto riguarda le protezioni.</p>
<p>Non meno preoccupante, per chi in alta montagna deve vivere o operare, l’aspetto aggressioni: il rapporto afferma che “nel corso del 2021 sono stati registrati 24 eventi di incontro ravvicinato fra uomo e orso. Nella maggior parte dei casi (19) gli orsi hanno manifestato indifferenza. In cinque occasioni, invece, l’orso ha manifestato comportamenti che lo hanno portato ad approcciare/avvicinare le persone (3) o a manifestare comportamenti di minaccia”.</p>
<p>“Senza montanari – aggiunge Broch - non c’è futuro per la montagna. Se perdiamo gli alpeggi, se gli allevatori si ritirano dalla montagna non viene meno solamente il presidio fisico della montagna: vengono meno le basi culturali ed etiche sulle quali si è retta la nostra Autonomia e la capacità di presidio del territorio attraverso le amministrazioni locali. Per questi motivi riteniamo fondamentale rilanciare la lotta contro i grandi carnivori: per salvare le nostre imprese e per salvare la potestà autonomistica attraverso cui governiamo i nostri territori”.</p>]]></encoded></item></channel></rss>