<rss version="2.0"><channel xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><title>News</title><link>https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/rss/news?categoria=interviste</link><description>Notizie, storie e interviste per raccontare il movimento cooperativo e per approfondire i temi che coinvolgono il nostro mondo.</description><lastBuildDate>Mon, 27 Apr 2026 16:47:43 +0200</lastBuildDate><atom:link href="https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/rss/news" rel="self"><type>application/rss+xml</type></atom:link><item><guid isPermaLink="false">bb5f71ab-001b-4d3c-94c7-4d7d84fe57ff</guid><link>https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/news/oltre-la-rendita-dentro-la-vita</link><title>Oltre la rendita, dentro la vita</title><description>Dalla rivista Cooperazione Trentina - Il professor Mauro Magatti parla alle cooperative: senza rigenerazione delle relazioni e del senso, le organizzazioni rischiano di perdere la loro funzione generativa</description><item d4p1:about="https://scuole.cooperazionetrentina.it/media/uaeh10st/p-8-9-10-giusta-bella-mauromagatti.png" d4p1:resource="https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/news/oltre-la-rendita-dentro-la-vita" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1920</width><height>1080</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><span>La cooperazione nasce nei momenti di frattura, quando le forme esistenti non bastano più a contenere la vita e i bisogni delle persone. Oggi, di fronte a un nuovo cambio d’epoca segnato dalla crisi dell’individualismo, dalla trasformazione del lavoro, dall’impatto pervasivo del digitale e da legami sociali sempre più fragili, anche le cooperative sono chiamate a interrogarsi sul proprio ruolo. Amministrare bene l’esistente non è più sufficiente: la sfida è capire come rigenerare senso, relazioni e futuro senza perdere la propria capacità produttiva.</span> </p>
<p><span>Su questi temi si concentra il pensiero di </span><strong><span>Mauro Magatti</span></strong><span>, sociologo ed economista, professore di Sociologia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, tra i più autorevoli studiosi italiani dei processi di cambiamento sociale e del rapporto tra economia, società e bene comune. In questa intervista, rilasciata in occasione della sua partecipazione all’evento di </span><strong><span>Consolida</span></strong><span> ‘Rigenerare le organizzazioni per il bene comune’, ospitato nella Piazza inCooperazione, Magatti parla direttamente alle cooperative, invitandole a non rifugiarsi nella rendita delle forme consolidate, ma a riscoprire la propria vocazione generativa: quella di organizzazioni capaci di stare nel mercato senza ridursi al mercato, di usare la tecnologia senza farsi governare da essa, di tenere insieme efficienza e vita, responsabilità e libertà, comunità e futuro.</span> </p>
<p><strong><span>Professor Magatti, il sistema cooperativo è oggi ancora generativo oppure rischia di aver esaurito la sua spinta originaria?<br /></span></strong><span>La “generatività” non è una formula magica. È una parola che rimanda a questioni profonde che tornano ciclicamente. Oggi siamo chiaramente alla fine di un lungo ciclo storico, quello dentro cui si è sviluppata anche la cooperazione contemporanea.</span> </p>
<p><strong>Che tipo di ciclo si sta chiudendo? <br /></strong><span>È il ciclo nato dall’incontro tra due grandi forze: da una parte l’ampliamento degli spazi di libertà e di autorealizzazione individuale, dall’altra la globalizzazione. Per decenni abbiamo condiviso un’idea molto semplice: che fosse possibile accrescere le possibilità di vita – non solo i consumi, ma le opportunità complessive – per miliardi di individui. E abbiamo pensato che lo strumento principale per farlo fosse il mercato.</span> </p>
<p><strong>In questo scenario, dove si collocava la cooperazione?</strong><span><br /></span><span>In modo relativamente marginale, ma significativo. La cooperazione ha saputo combinare mondi diversi: la tradizione cattolica, i nuovi bisogni sociali, il volontariato, l’idea che non tutto potesse essere risolto dallo Stato o dal mercato. È così che si è sviluppato il Terzo settore. Ma oggi quel ciclo sta implodendo.</span> </p>
<p><strong>Perché non regge più?</strong><span><br /></span><span>Perché l’idea di accrescere indefinitamente le possibilità di vita per miliardi di individui è semplicemente irrealizzabile. Produce entropia, disgrega le stesse forze di vita che vorrebbe sostenere. Non sta più insieme niente: ambiente, relazioni, democrazia.</span> </p>
<p><strong>E cosa succede quando un modello non sta più insieme?</strong><span><br /></span><span>Si cercano risposte semplici e spesso regressive. Riappare la logica amici-nemici. Per ridefinire un “noi” abbiamo bisogno di identificare un nemico comune. Lo vediamo con i migranti, ma non solo. In questo contesto parlare di rigenerazione sociale non è un esercizio teorico: è una necessità.</span> </p>
<p><strong>Cosa intende, concretamente, per rigenerazione sociale?</strong><span><br /></span><span>Due cose fondamentali. La prima è riconoscere che viviamo in un enorme ritardo cognitivo. Continuiamo a pensare noi stessi come individui-atomi, quando in realtà ciò che siamo dipende radicalmente dalle relazioni: da chi ci ha messo al mondo, da chi incontriamo, dalle condizioni sociali, dalle malattie, dal lavoro, dal contesto.</span> </p>
<p><strong>E la seconda?</strong><span><br /></span><span>La seconda è che la libertà individuale non si misura solo nella possibilità di uscire dalle relazioni, ma nella qualità delle relazioni che scegliamo di far esistere. Accetti un lavoro sfruttante o ti organizzi con altri? Accetti una relazione violenta o la interrompi? La libertà si qualifica nei legami che costruiamo.</span> </p>
<p><span><strong>Questo vale anche per le organizzazioni cooperative?<br /></strong></span><span>Vale moltissimo. Le organizzazioni sono corpi intermedi: stanno tra la vita delle persone e i grandi apparati sistemici. Il loro compito non è solo essere efficienti o redditizie, ma mediare tra vincoli economici e vita concreta.</span> </p>
<p><strong>Quanto conta, in questo senso, il tema dell’origine?</strong><span><br /></span><span>Conta moltissimo. Ogni processo di generazione è anche un processo di rigenerazione. E implica sempre un confronto con il limite, persino con la morte. La generatività non è credibile se non tocca il nesso tra vita e morte.</span> </p>
<p><strong>In che senso?</strong><span><br /></span><span>Perché la vita non è qualcosa che possediamo. È un divenire. L’idea di controllare, trattenere, conservare tutto è distruttiva. Lo sanno bene i genitori: lasciare vivere un figlio significa accettare che sarà diverso da come lo avevi immaginato. È difficile, ma è l’unico modo perché la vita continui.</span> </p>
<p><strong>La cooperazione rischia di non accettare questo passaggio?</strong><span><br /></span><span>Il rischio c’è. La cooperazione è nata in un precedente cambio di ciclo capitalistico. Se oggi il Terzo settore, nel frattempo patrimonializzato, non prova a interpretare questo nuovo passaggio, rischia di difendere le forme invece della vita.</span><span> </span><span>Come diceva Georg Simmel, noi accediamo alla vita attraverso le forme: istituzioni, organizzazioni, regole. Ma nessuna forma è in grado di contenere la vita per sempre. Tutte tendono alla sclerosi. Anche la cooperazione.</span> </p>
<p><strong><span>Qual è allora la sfida generativa?</span></strong><span><br /></span><span>Capire come trasformarsi prima che sia la realtà a costringerti a farlo. Il mercato cambia, la società cambia, e tu devi cambiare. Questo genera problemi organizzativi e finanziari, certo. Ma se non lo fai, smetti di esistere.</span> </p>
<p><strong>In territori come il Trentino il rischio è quello della rendita?</strong><span><br /></span><span>Sì. Qui si sta bene. E quando si sta bene, la tentazione di conservare è fortissima. Ma se non fate qui alcune trasformazioni, dove pensate che possano accadere?</span> </p>
<p><strong>Quanto pesa il tema della governance e del ricambio?</strong><span><br /></span><span>Pesa moltissimo. L’eccezionalità del secondo dopoguerra è stata anche il risultato di una rottura netta delle classi dirigenti precedenti. Poi progressivamente è tornata la logica delle cariche a vita, della cooptazione. Questo blocca l’innovazione.</span> </p>
<p><strong>E il rapporto con l’ente pubblico?</strong><span><br /></span><span>Il patto di sussidiarietà si è spesso trasformato in un vincolo. Gare, appalti, logiche da fornitore-cliente. Se restate lì, sarete travolti. L’innovazione vera è uscire da quella logica.</span> </p>
<p><strong>Un altro grande fattore di cambiamento è la tecnologia.<br /></strong><span>Sì, la digitalizzazione è un ospite ingombrante. Estende a ogni sfera della vita la logica industriale: standardizzare, misurare, performare. Applicata ai servizi e alle relazioni sociali, questa logica è letale.</span> </p>
<p><strong>Eppure non si può stare fuori dal digitale.</strong><span><br /></span><span>No, ma bisogna entrarci con consapevolezza. L’intelligenza artificiale è potente, ma è riduzionistica: riduce la ragione a calcolo. Non è corporea, non è affettiva, non è vivente.</span> </p>
<p><strong>Qual è allora il compito della cooperazione?</strong><span><br /></span><span>Salvaguardare l’intelligenza del vivente. Voi siete a contatto con la vita concreta delle persone. Se sacrificate questa intelligenza in nome dell’efficienza, smettete di esistere.</span> </p>
<p><strong>Possiamo dire che questa sia una sfida di civiltà?</strong><span><br /></span><span>Sì. Come in passato la cooperazione ha mediato tra Stato e mercato, oggi deve mediare tra intelligenza artificiale e intelligenza vivente. È la grande questione dei prossimi decenni.</span> </p>
<p><strong>Quando un’organizzazione può dirsi ancora viva?</strong><span><br /></span><span>Quando continua a scambiare con l’ambiente. Finché siamo individui in relazione, siamo vivi. Vale per le persone, vale per le cooperative.</span> </p>]]></encoded><author xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">Dirce Pradella - Ufficio Stampa Cooperazione Trentina</author></item><item><guid isPermaLink="false">291e1734-8f38-4e8e-8f80-483726a2354b</guid><link>https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/news/famiglia-economia-e-territorio-chiavi-per-descrivere-la-realta-locale</link><title>Famiglia, Economia e Territorio: 3 chiavi per descrivere la realtà locale</title><description><![CDATA[<p>La Cassa Rurale Valsugana e Tesino avvia le interviste per il primo rapporto incentrato sulla realtà sociale ed economica del proprio territorio di competenza.</p>]]></description><item d4p1:about="https://scuole.cooperazionetrentina.it/media/3z1p50uv/cassa-rurale-valsugana-e-tesino-dati-in-crescita.jpg" d4p1:resource="https://scuole.cooperazionetrentina.it/it/news/famiglia-economia-e-territorio-chiavi-per-descrivere-la-realta-locale" xmlns:d4p1="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://web.resource.org/rss/1.0/modules/image/"><width>1200</width><height>900</height></item><encoded xmlns="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>La Cassa Rurale Valsugana e Tesino sta per intraprendere uno studio per analizzare e comprendere i territori in cui opera. A tal fine, durante il mese di maggio, saranno contattati via mail e telefono alcune centinaia di clienti tra imprenditori e famiglie, a cui saranno poste domande riguardo alla loro percezione del territorio e al loro benessere.<br />Le rilevazioni saranno svolte da Sylla, società attiva nell’ambito delle ricerche di mercato e dei sondaggi. Il coordinatore del progetto è Francesco Biasioni, ricercatore presso l’Università Bocconi e il Fondo Repubblica Digitale della Presidenza del Consiglio.</p>
<p>Il Direttore generale Paolo Gonzo afferma che “la finalità del report è la definizione di una mappa del tessuto sociale ed economico, con l’obiettivo di comprenderne i punti di forza e le difficoltà, oltre che il livello di fiducia e resilienza. Credo che i dati di queste interviste ci consentiranno di affinare i nostri interventi e migliorare la nostra capacità di azione”</p>
<p>I risultati dell’analisi porteranno un contributo di informazioni essenziale allo sviluppo delle politiche sociali ed economiche della Cassa Rurale, che sarà in grado di garantire risposte coerenti ai bisogni e alle esigenze della realtà del territorio di competenza che ricordiamo, è composto dalla Valsugana Orientale, dal Tesino, dal Canal del Brenta e dal Feltrino Occidentale.</p>
<p>Tale report si struttura nelle seguenti sezioni:</p>
<ul>
<li>Situazione demografica. La società italiana sta invecchiando e il numero delle nascite è a un minimo storico. Questo sta già oggi creando nuove e complesse sfide per quanto riguarda la tenuta sociale del Paese e delle comunità locali. Al fine di comprendere meglio il fenomeno, verrà svolta un’analisi della situazione demografica della Valsugana Orientale, Tesino, Canal del Brenta e Basso Feltrino. Più nel dettaglio, si analizzano le dinamiche in atto e vengono fatte delle previsioni per gli scenari futuri, anche in comparazione con il resto della Provincia Autonoma di Trento.</li>
<li>Tessuto produttivo. L’area in cui opera la Cassa Rurale è caratterizzata da un vivace tessuto imprenditoriale, con un alto numero di piccole e medie imprese. L’obiettivo è quello di scattare un'istantanea del tessuto imprenditoriale locale, includendo nell'analisi i trend osservati negli ultimi anni.<br />- Sentiment degli imprenditori: tramite rilevazioni ad hoc, si cerca di comprendere le percezioni e opinioni degli imprenditori della Bassa Valsugana, il Tesino, il Canal del Brenta e il Feltrino Occidentale riguardo alle loro imprese. L’obiettivo è quello di capire lo stato di salute del tessuto produttivo, quali siano i punti di forza, ma anche le sfide più complesse che si trova ad affrontare.</li>
<li>Valori della società. Mediante questionari telefonici e telematici, si cerca di capire quali siano i valori sociali in cui la comunità residente nell’area in cui opera la Cassa Rurale si rispecchia. L’obiettivo è inoltre quello di comprendere meglio quali siano le prospettive e la percezione riguardante la qualità della vita della popolazione.</li>
</ul>
<p>Fonte: Cassa Rurale Valsugana e Tesino</p>]]></encoded></item></channel></rss>