21 gennaio 2026
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Quarant’anni di previdenza per costruire il futuro

Il Fondo Pensione del Personale dipendente delle Casse Rurali del Trentino ha festeggiato quarant’anni di attività con un evento, ospitato oggi pomeriggio alla Sala inCooperazione, occasione per guardare al futuro della previdenza complementare
Il Fondo Pensione per il Personale dipendente delle Casse Rurali del Trentino celebra, quest’anno, i suoi 40 anni di attività: un traguardo che rappresenta non solo un momento di memoria storica ma, soprattutto, un’occasione per rilanciare il ruolo strategico della previdenza complementare oggi, in particolare per le giovani generazioni.

L’evento ufficiale è stato ospitato, oggi pomeriggio, alla Sala inCooperazione a Trento, alla presenza delle principali realtà regionali e nazionali del settore previdenziale.

Ad aprire i lavori Vincenzo Saporito, presidente del Fondo Pensione delle Casse Rurali del Trentino, che ha ripercorso la storia dell’ente, riflettendo sui successi e sui cambiamenti che la hanno caratterizzata. “Dal 2001 a oggi – ha detto – il Fondo è più che raddoppiato, aumentando in modo significativo il numero degli aderenti. In particolare, i dati ci mostrano che sono molti i giovani che hanno aderito. Per il futuro dobbiamo tenere conto che le pensioni pubbliche delle generazioni che oggi hanno fino a 50 anni di età saranno tutte contributive pure. A noi viene chiesto non solo di adeguarci da un punto di vista tecnico, ma soprattutto di compiere scelte coerenti e assumere responsabilità conseguenti”.



In rappresentanza del sistema cooperativo è intervento Silvio Mucchi, vicepresidente della Federazione Trentina della Cooperazione per il settore del credito. “È con orgoglio – ha commentato – che sottolineo come questa iniziativa sia nata nel mondo della cooperazione. E auspico che il nostro territorio possa continuare a essere laboratorio di innovazione e sviluppo”.

Mauro Marè, presidente MEFOP, ha presentato una fotografia del welfare in Italia, da cui emerge come genere, provenienza geografica e storia familiare impattino in maniera significativa sul livello di fiducia e sulle scelte degli italiani in materia. “Esiste una cultura familiare – ha spiegato – che influenza il senso civico e il capitale sociale degli italiani. Questo significa, ad esempio, che l’educazione finanziaria ha un ruolo modesto sulla partecipazione alla previdenza complementare”.

Le radici di un progetto lungimirante

La storia del Fondo Pensione affonda le sue radici negli anni Ottanta, quando – con grande visione e determinazione – la Cooperazione Trentina e le Organizzazioni sindacali decisero di dotarsi di uno strumento previdenziale avanzato e innovativo per l’epoca.

Gli accordi sindacali del 28 ottobre 1985 e l’avvio operativo dal 1° gennaio 1986 segnarono la nascita del Fondo, con l’obiettivo di garantire ai lavoratori una copertura aggiuntiva rispetto alla previdenza pubblica.

Quella scelta lungimirante – maturata in un periodo in cui già si percepivano i primi segnali di indebolimento della previdenza pubblica – rappresenta oggi un esempio di responsabilità e capacità anticipatrice, che ha garantito continuità e stabilità previdenziale a migliaia di lavoratori.

Rappresenta anche un esempio di virtuoso esercizio di autonomia delle parti sociali, in un territorio che dell’autonomia e della gestione diretta e responsabile di materie come la previdenza e l’assistenza integrative, in una relazione di prossimità con le persone, ha fatto una delle proprie prerogative.

Al centro dell’evento: il futuro della previdenza complementare

L’appuntamento di oggi non è stato solo un momento celebrativo: l'iniziativa infatti è stata anche occasione per aprire una riflessione condivisa sul ruolo crescente della previdenza complementare nel nuovo scenario demografico, economico e sociale.

Il tema è stato sviluppato nel corso di una tavola rotonda, moderata dalla giornalista Marika Damaggio, che ha visto confrontarsi Paolo Pettinella, direttore del Fondo Pensione delle Casse Rurali del Trentino, Giorgia Giovine, direttrice di Pensplan Centrum, Stefano Pavesi, direttore Fondo Pensione Laborfonds, Andrea Oss, presidente Fondo Pensione A22, e Paolo Pellegrini, vicedirettore generale Mefop, società partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e dai Fondi pensione con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo degli strumenti pensionistici integrativi.

Grazie al loro contributo, il tema è stato affrontato da una doppia prospettiva: regionale, grazie al coinvolgimento delle esperienze territoriali consolidate, e nazionale ed europea, grazie al contributo di Mefop e alla lettura delle tendenze emergenti nel secondo pilastro previdenziale.

Giovani e previdenza: una priorità strategica

In un contesto caratterizzato da carriere frammentate, crescente mobilità lavorativa e sostenibilità del sistema pensionistico pubblico, la previdenza complementare rappresenta oggi uno strumento fondamentale per garantire ai giovani una prospettiva solida di reddito futuro.

L’esperienza del Fondo Pensione delle Casse Rurali del Trentino – nato come risposta anticipata a queste dinamiche già negli anni Ottanta – diventa oggi un modello e un invito ad agire con la stessa lungimiranza verso le generazioni che si sono affacciate da pochi anni o si affacciano ora nel mercato del lavoro.

I lavori si sono conclusi con l’intervento di Carlo Daldoss, assessore regionale alla previdenza complementare. “Potremmo dire – ha commentato – che quello della previdenza complementare è diventato un elemento di welfare familiare, rappresentando un elemento importante e, in qualche modo, rassicurante nella vita di una famiglia. Pensiamo sia un investimento strategico per le nostre comunità, per il futuro”.
Autore: Redazione