27 febbraio 2026
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Dall’abitare ai progetti di vita delle persone con disabilità

Presentati questa mattina nella Piazza inCooperazione gli esiti di Futuretika, il percorso di analisi dei progetti di accompagnamento dall’autonomia e all’abitare inclusivo di persone con disabilità realizzato da 6 cooperative sociali trentine con il sostegno di etika.
Mariano Failoni, vicepresidente di Consolida: “Le riflessioni nate da Futuretika si pongono, partendo dall’abitare, come bussola strategica rispetto alla riforma della disabilità che richiede un radicale ripensamento del nostro agire, delle nostre organizzazioni della governance territoriale. Pubblico e privato sociale devono sedere allo stesso tavolo non come controllore e controllato, ma come partner che condividono risorse, rischi e obiettivi”.
Come si possono garantire concretamente alle persone con disabilità l’autodeterminazione e il diritto di scegliere dove e con chi sanciti dalla Convenzione Onu? Un interrogativo che assume oggi ancor più rilevanza alla luce della Riforma nazionale della disabilità in corso di sperimentazione in 20 provincie italiane, tra le quali il Trentino, che ha assunto questi principi come base del Progetto di vita e come guida dell’intero impianto normativo.

A questo interrogativo ha provato a rispondere Futuretika, il percorso biennale - promosso dalle cooperative Incontra, Impronte, Cs4, La Rete, Grazie alla vita ed Eliodoro - di osservazione e rielaborazione delle pratiche di accompagnamento all’abitare autonomo delle persone con disabilità realizzati dalle stesse cooperative negli ultimi 10 anni, grazie al finanziamento della bolletta energetica solidale etika. Se si considerano le sole cooperative sociali coinvolte in Futuretika si tratta di ben 84 percorsi: la maggior parte delle persone con disabilità coinvolte sono di sesso maschile (58), con un’età media di 34 anni (il range va dai 18 ai 68 anni). La parte più significativa (75) presenta una disabilità prevalentemente intellettiva, ma negli ultimi anni è in crescita la partecipazione di persone con disturbi dello spettro autistico.

Il percorso, condotto da Flaviano Zandonai, social innovation manager del consorzio nazionale Cgm, e da Silvia Scaramuzza, project manager di Consolida, ha coinvolto diverse figure professionali delle cooperative ed è stato influenzato anche da rilevanti cambiamenti di contesto intervenuti nel frattempo, come la Riforma della disabilità.

Gli esiti del percorso sono stati presentati stamattina alle istituzioni locali e gli altri attori del territorio in un incontro aperto da Roberto Simoni, presidente di Cooperazione Trentina a nome di tutti i partner di etika l’offerta luce e gas, conveniente, ecologica e solidale di Dolomiti Energia ideata con il Gruppo cooperativo trentino (Federazione Trentina della Cooperazione, Sait Coop, Casse Rurali Trentine, Consolida e La Rete) riservata ai soci e clienti delle Casse Rurali e ai Soci delle Famiglie Cooperative trentine. Simoni ha elogiato il progetto “che, in una logica di piena intercooperazione, in questi anni ha realizzato significativi progetti sociali. In particolare, quello di cui parliamo oggi, dedicato all’abitare, ha saputo anticipare un tema che oggi è di grande attualità, declinandolo in modo che possa contribuire concretamente a offrire un progetto di vita alle persone con disabilità”.



Principali apprendimenti: spazi, competenze, organizzazioni

Gli esiti più significativi del percorso di analisi sono stati presentati da Novella Eccel e Francesca Sacchetti, in rappresentanza del gruppo di coordinatrici e coordinatori delle cooperative sociali coinvolte. Uno degli elementi emersi riguarda lo spazio, che è innanzitutto quello interno delle abitazioni pensate come da allestire per dare spazio al desiderio e costruire benessere relazione e qualità nello stare insieme. Luoghi quindi da chiamare casa per la costruzione di nuovi legami di familiarità. C’è poi lo spazio esterno della comunità, in cui tessere relazioni di significato e reti di supporto tra persone. Il confronto tra le pratiche ha messo in luce le competenze richieste all’educatore: non si tratta solo di accompagnare la persona nelle scelte quotidiane, ma di farlo mantenendo equilibrio tra vicinanza e distanza professionale, in contesti spesso privi di setting formale. L’educatore deve essere capace di “farsi sfondo”, ossia sapersi mettere da parte per favorire l’autonomia della persona. Anche il ruolo del coordinatore cambia, chiamato a sua volta ad una grande flessibilità, deve essere in grado di muoversi in contesti differenti fungendo da raccordo sia all’interno della propria organizzazione, sia all’esterno: persona con disabilità, famiglia, enti pubblici e altri servizi.

A cambiare, però, è anche il modo di vedere le persone con disabilità, come ha evidenziato Carlo Francescutti, intervenuto con Piergiorgio Reggio, entrambi del Comitato scientifico di etika, per anticipare i temi approfonditi nel report che raccoglie i risultati e le riflessioni emerse da questo percorso. “Fin dall’inizio, – ha raccontato Francescutti – la scommessa di etika è stata molto alta: anticipare, promuovere un altro modo di fare servizio alla persona, che implica una nuova concezione delle persone con disabilità. La prospettiva quindi passa da una visione marginale, assistenzialista a una che vede le persone con disabilità come cittadini e cittadine”. “E in questo contesto – aggiunge Reggio – cambiano anche i paradigmi, le relazioni, le dinamiche. Il lavoro è sull’emancipazione, per cui l’educatore fa un lavoro continuo, quotidiano di codifica e decodifica per uscire dal paradigma dell’assistenza, del servizio per entrare in una dimensione in cui le persone imparano e diventano autonome”.

Le direzioni per il futuro

“Il valore di percorsi come questo – ha sottolineato Francesca Gennai, presidente di Consolida - sta nel trasformare esperienze concrete e buone pratiche di autonomia abitativa in apprendimenti strutturati e modelli replicabili capaci di guidare le nostre scelte organizzative e orientare le politiche pubbliche verso soluzioni più personalizzate, sostenibili e aderenti alla realtà”. Pensiero rinforzato da Mariano Failoni, vicepresidente del consorzio: “Le riflessioni nate da Futuretika si pongono, partendo dall’abitare, come bussola strategica rispetto alla riforma della disabilità, che richiede un radicale ripensamento del nostro agire, delle nostre organizzazioni, della governance territoriale. Futuretika ci consegna gli strumenti metodologici per fare in modo che il progetto individuale non resti un documento cartaceo, ci consegna una lezione fondamentale: la qualità della vita di una persona con disabilità si misura dalla solidità dei suoi legami e dalla libertà dei suoi spazi. L’impegno che ci attende è quello di trasformare l’abitare da ‘luogo della cura’ a ‘luogo della vita’, rendendo il progetto individuale il motore di una nuova economia civile, inclusiva e realmente sostenibile. Ciò significa smettere di essere contenitori chiusi di servizi per diventare nodi di una rete territoriale. In quest'ottica, l'efficacia dell'intervento non si misura più sulla quantità di ore di assistenza erogate, ma sulla capacità della cooperativa di attivare risorse formali e informali nel contesto di vita della persona. È la transizione verso il cosiddetto welfare di comunità. Tutto questo – ha continuato Failoni - non può avvenire in isolamento: occorre una reale collaborazione tra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore. Pubblico e privato sociale devono sedere allo stesso tavolo non come controllore e controllato, ma come partner che condividono risorse, rischi e obiettivi comuni. La PA porta la garanzia dei diritti e la visione programmatoria; la cooperazione sociale porta la prossimità, la capacità di lettura dei bisogni emergenti e la flessibilità operativa”.
Autore: Redazione